ROTTE MEDITERRANEE

Dal mare sopraggiunge l’altro, messaggero di novità


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A tutti coloro che coraggiosamente

indossano l’abito del proprio Luogo.

Il mare non è qui una metafora, ma un Luogo.

I suoi elementi possono condizionare il pensiero.

Tutto questo scritto è assolutamente fuor di metafora.

Introduzione

Itinerari per una Filosofia Mediterranea

Sembra necessario continuare a segnare altri itinerari di pensiero, i quali – confrontandosi con alcune tra le più attuali questioni oggetto della riflessione filosofica europea contemporanea – si inoltrino, in modo radicale, tra le acque del Mar Mediterraneo.

Il Mare Nostrum è oggi, forse più che mai, un punto di incontro tra civiltà: occorre una rilettura attenta delle dinamiche etico-politiche che in esso si intrecciano quotidianamente da millenni; soprattutto per consentire l’incontro con il “diverso”, con “l’altro” da sé.

Si cercherà di definire il ruolo che la filosofia ha nel processo di sviluppo dei linguaggi umani (arte, politica, religione) i quali possono unire, ma anche dividere aspramente. Sottolineando l’utilità di un pensiero valutativo e la pericolosità dell’applicazione di un’etica fondata sull’omologazione forzata;

si percorreranno i sentieri che i pensatori contemporanei hanno contribuito a segnare, per favorire lo sviluppo della riflessione filosofica e la pacifica convivenza nell’area mediterranea; tenendo in conto che la filosofia è oggi una disciplina fondamentale per acuire l’esigenza del confronto e attuare quella svolta per una nuova visione del mondo, “innalzando” prospettive differenti, dall’alto delle quali osservare la diversità trasformarsi in ricchezza.

Ogni uomo deve confrontarsi col proprio abitare: non basta vivere in un luogo, occorre vivere il proprio luogo, affinché da esso si origini una voce nuova, che arricchisca il molteplice.

Così come latitudine ed altitudine sono discriminanti fondamentali per la determinazione di flora e fauna, allo stesso modo lo sono per l’uomo. L’uomo di montagna è diverso dall’uomo di mare. Da questa diversità dovrebbe nascere la ricchezza. L’uomo che vive in Calabria è diverso dal Marsigliese, dal Maltese, dal Cipriota, dall’Egiziano, dall’uomo di Barcellona. Tutti si bagnano tra le acque del Mediterraneo, ma ognuno di loro ha delle peculiarità, le quali devono essere evidenziate, per dare senso all’abitare.

Nascere a New York non è la stessa cosa che nascere a Reggio Calabria, e non è solo una questione di opportunità: la differenza risiede nell’aria che si respira, nella dose di iodio inalata; nella quantità di ossigeno che arriva ai polmoni; nel numero di suoni o di rumori che attraverso le orecchie giunge al nostro cervello.

Abitare vuol dire vestire un luogo e vestirsi di quel luogo; renderlo un vestito comodo per ogni occasione dovrebbe essere un intento collettivo; un abito da esibire durante la festa e da utilizzare nelle ore di lavoro o di solitudine Alla nascita si indossa questo abito e nessuno se lo potrà più togliere, perché nel corso degli anni esso aderirà sempre più alla pelle, tanto da diventare una specie di body painting, e sarà inutile coprirlo con abiti di altra foggia: esso sarà sempre parte di noi. Occorre darsene conto e farlo diventare elegante, nel senso etimologico del termine (elegans – antis, ‘che sa scegliere’). È elegante solo chi sa ricercare, scegliendo tra le cose a sua disposizione, non solo le cose migliori, ma il modo giusto per combinarle. È giunta l’ora, forse, di “scegliere” dove abitare, il luogo in cui essere eleganti, perché in esso ci si trova presenti a se stessi. Occorre somigliare al proprio paesaggio, e se esso e di sole, è una luce quella che dobbiamo inseguire.

Gallico 15 gennaio 2009

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